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App di contact tracing: cosa sono e come funzionano

L’emergenza sanitaria di Coronavirus ha fatto emergere tutta la fragilità della nostra società, messa in ginocchio dalla veloce diffusione del Covid-19. La rapidità con la quale si propaga è il problema principale di questa pandemia, per questo motivo è indispensabile eseguire milioni di tamponi e usare delle tecnologie innovative per contenere il virus.

Le autorità stanno lavorando sull’uso di app di contact tracing, applicazioni da installare volontariamente sul proprio smartphone, con l’obiettivo di tracciare le interazioni e intervenire in modo accurato e immediato in presenza di nuovi focolai. Vediamo come funzionano le app di contact tracing, con un focus speciale sull’applicazione Immuni scelta dal governo italiano.

Cosa sono le app di contact tracing

Le app di contact tracing sono delle applicazioni di tracciamento dei contatti per i dispositivi mobili, dei sistemi innovativi utilizzati per alcune finalità sanitarie. Si tratta di programmi che consentono di monitorare le interazioni e i movimenti dei titolari dei device, al fine di tenere sotto controllo alcune situazioni come la diffusione dei contagi di Covid-19.

Le app di contact tracing servono alle autorità sanitarie per mappare la propagazione di alcuni virus, nei casi in cui la contaminazione avvenga in modo rapido ed esteso come succede per il tristemente noto Coronavirus. In questo modo è possibile isolare i soggetti positivi, risalire alle persone con le quali sono entrati in contatto e verificare il rispetto dell’isolamento dei casi che richiedono la quarantena. 

Come funziona un’applicazione di contact tracing

Il funzionamento delle app di contact tracing è piuttosto semplice, infatti si basa sulla localizzazione e sul monitoraggio delle persone che possiedono uno smartphone. Questa tecnologia è già stata sperimentata in Asia, in particolare in Cina e in Corea del Sud, risultando uno strumento efficace nel contrasto alla propagazione del Covid-19.

L’obiettivo delle applicazioni è controllare gli individui positivi, ovvero i soggetti contagiati dal virus, per poi scoprire il numero delle persone con le quali sono entrati in contatto, per quanto tempo sono stati esposti e la distanza che hanno coperto durante il periodo di osservazione. La rilevazione avviene tramite la connettività Bluetooth, la quale deve essere attivata e rimanere sempre in funzione.

Quando una persona viene diagnosticata positiva al virus le autorità entrano in azione, analizzando i dati dell’applicazione per studiare le interazioni del soggetto. Dopodiché vengono inviate segnalazioni a tutte le persone coinvolte, affinché si sottopongano ai test sierologici previsti dal protocollo oppure osservino un periodo di isolamento in quarantena domiciliare.

L’app Immuni: cosa bisogna sapere?

Per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus, le autorità italiane hanno commissionato lo sviluppo dell’app Immuni, un’applicazione per device Android e iOS con la quale sfruttare il sistema del Contact tracing per intervenire in modo rapido e preciso. Per il momento l’app non è stata ancora rilasciata, infatti la data ufficiale di lancio è prevista per la fine di maggio.

Allo stesso tempo è stato pubblicato il manuale di funzionamento, documento disponibile sulla piattaforma internazionale per programmatori Github. L’app Immuni dovrà essere scaricata su Google Play Store per smartphone Android, oppure su App Store per iPhone iOS, naturalmente in modo gratuito, e non conterrà annunci pubblicitari.

Dopo l’installazione sarà necessario indicare alcune informazioni personali come la provincia di residenza, dato che verrà collegata al proprio account Google o all’ID Apple. L’applicazione sarà disponibile soltanto per i cittadini maggiori di 14 anni, i quali dovranno accettare la condizioni relative alla privacy e attivare l’app in modo facoltativo, senza nessun tipo di obbligo da parte delle autorità.

A questo punto, ogni volta che una persona entra in contatto con un’altra gli smartphone registrano l’incontro, scambiandosi un codice cifrato attraverso una chiave di esposizione temporanea. I dati sono archiviati all’interno del dispositivo, quindi non vengono forniti a terze parti, mentre dopo 14 giorni sono cancellati automaticamente. In particolare vengono salvate le informazioni di contatto, la distanza tra i due device e il tempo trascorso.

Come funziona l’app Immuni

Come abbiamo visto l’app Immuni funziona in modo autonomo, utilizzando il Bluetooth dello smartphone per attivarsi quando si trova nelle vicinanze di un altro telefono. Per ogni interazione viene definito un grado di rischio, in base ai parametri forniti dagli esperti del Ministero della Salute. In questo modo tutti gli incontri sono valutati e classificati a seconda del livello di pericolosità.

Se una persona risulta positiva al Coronavirus, ad esempio in seguito a un tampone eseguito in ospedale, può autorizzare la condivisione dei dati dell’app e consentire alle autorità sanitarie di intervenire. Ciò permette di analizzare le interazioni delle ultime due settimane, per inviare notifiche a tutte le persone che sono state in contatto con il soggetto colpito dal Covid-19.

All’interno delle segnalazioni ci saranno anche le indicazioni sanitarie, con le quale le persone a rischio sapranno come comportarsi in base al grado di rischio. La localizzazione provinciale serve invece ai governatori, per avere delle previsioni sui possibili accessi nel servizio sanitario locale nelle settimane successive, di modo da preparare le strutture e adottare le dovute contromisure.

Rischi e problemi delle app di contact tracing

Ovviamente le app di contact tracing stanno sollevando molte polemiche, in quanto vengono percepite come strumenti di controllo dei cittadini. Senza dubbio esistono delle problematiche legate alla privacy delle persone, all’utilizzo dei dati personali e alla violazione della sicurezza personale, ad esempio in caso le informazioni vengano sottratte in seguito a un attacco hacker.

Le preoccupazioni dei cittadini sono numerose, infatti riguardano la memorizzazione dei dati degli utenti, il tempo di archiviazione, i sistemi di sicurezza adottati dalle autorità e la limitazione delle libertà personali, soltanto per citarne alcune. Questi temi sono dibattuti dalle autorità sanitarie, dagli esponenti politici e da alcuni rappresentanti dei diritti dei cittadini.

Inoltre le app di contact tracing hanno bisogno di una copertura elevata per garantire risultati efficaci, con una diffusione tra la popolazione di almeno il 60%. Si tratta di un risultato difficile da raggiungere, considerando che l’adesione è completamente volontaria. Per quanto riguarda la privacy l’app Immuni utilizza il Bluetooth, quindi monitora i contatti e non il luogo in cui sono avvenuti.

Allo stesso modo richiede un’ampia partecipazione, in quanto il Bluetooth deve essere sempre attivo, è necessario consentire la condivisione dei dati, in più bisogna seguire le indicazioni in presenza di contatti con delle persone contagiate. Secondo gli esperti queste tecnologie da sole non basteranno per controllare la diffusione del virus, ma sarà necessaria una perfetta sinergia tra cittadini e autorità, oltre a uno sforzo considerevole per testare il maggior numero possibile di persone.